Flavescenza, una speranza c’è… Eccola qui

La mia convinzione di microbiologo di campo sulla flavescenza dorata che danneggia in modo significativo i vigneti del Monferrato è che essa non sia la causa principale della patologia ma una concausa e la patologia sia la conseguenza di uno squilibrio dovuto all’impoverimento della parte microbiologica dei suoli agricoli a causa di una cattiva agricoltura dominata dal pensiero chimico dei fitofarmaci. Negli ultimi settanta anni della nostra agricoltura abbiamo osservato il declino dell’attenzione del mondo agricolo alla componente organica viva del suolo: i microrganismi che sono un importante e indispensabile cofattore della funzionalità delle piante coltivate.

La biodiversità microbica di un centimetro cubico di un suolo agrario, si compone di 100 milioni di microbi e di centinaia di genomi diversi che concorrono alla fisiologia delle piante. La moderna agricoltura si è ingegnata nella produzione di fitofarmaci capaci della distruzione dei microrganismi patogeni, in una guerra che non prevedeva prigionieri ma solo lo sterminio dell’intera comunità microbica dei suoli agricoli. Dopo 70 anni dall’inizio di questa guerra le conseguenze purtroppo sono anche nefaste, tra di esse i fitoplasmi della vite. Le piante sono divenute deboli, simulacri delle vecchie viti e si ammalano di tutto, tra questi nuovi malanni ci sono i fitoplasmi, che erano presenti anche prima ma non producevano i disastri che oggi osserviamo.

Per curare le viti malate da fitoplasmi è necessario cambiare drasticamente approccio andando ad agire sul cofattore che è stato depresso, la biodiversità microbica, e ripristinarlo almeno in parte, altrimenti ogni tentativo non sortirà risultati, come si può osservare dagli ultimi dieci anni di trattamenti all’insetto vettore.

La ditta che dirigo e che ho fondato, CCS , produce inoculi microbici x il recupero della funzionalità fisiologica delle piante agrarie. Negli ultimi anni abbiamo effettuato delle prove in vigneti del Monferrato che hanno dato delle indicazioni positive e attirato l’attenzione degli agricoltori.

Descriverò brevemente due protocolli applicativi in due aziende.

La cantina Santa Caterina di Grazzano Badoglio è una giovane azienda viticola situata in un comune caratterizzato dalla forte presenza di vigneti malati di flavescenza, la percentuale delle vite colpite varia dal 5% al 30%, la superficie vitata dell’azienda è di circa 24 ettari e i vigneti sono distribuiti a macchia di leopardo nel territorio del comune. I nuovi impianti dell’azienda che oggi hanno sei anni sono stati inoculati al momento della messa a dimora delle barbatelle procedendo con un’inzaffardatura delle radici con 4 grammi a pianta del prodotto che si chiama Micosat F vite.

Il vigneto ha manifestato un’altissima vitalità e oggi mostra una resistenza alla flavescenza a differenza degli altri vigneti che gli sono accanto, nonostante siano stati regolarmente trattati nel corso di questi anni secondo le disposizioni della Regione Piemonte per combattere l’insetto vettore. Oggi i vigneti dell’azienda sono meta di un continuo flusso di viticoltori che si recano a osservarli. In questo caso il successo dell’inoculo al momento della messa a dimora delle barbatelle ha probabilmente prodotto anche l’occupazione della nicchia dell’apparato vascolare delle viti impedendo lo sviluppo del fitoplasma presente nei vigneti vicini e veicolato nelle piante dall’insetto vettore.

Un altro esempio della funzionalità dell’approccio microbiologico riguarda l’azienda biologica Torelli di San Grato di Bubbio. Essa partecipa alla sperimentazione coordinata dalla Provincia di Asti per la lotta alla flavescenza; in questo caso sono stati trattati vigneti adulti in cui erano presenti delle viti malate da flavescenza per osservare la remissione dei sintomi. La necessità di procedere a un inoculo in prossimità di nuove radici allo scopo di occupare la nicchia e raggiungere l’apparato vascolare delle stesse ci ha indotto a costruire, con la collaborazione della ditta Olmi, un prototipo di una nuova macchina. Abbiamo sviluppato un assolcatore capace di tagliare le radici secondarie munito di un microgranulatore capace di inoculare nel punto di taglio il consorzio microbico. Anche in questo secondo caso i risultati sembrano essere positivi.

Dopo 10 anni di insuccessi nella lotta alla flavescenza con approcci basati sullo sterminio dei microrganismi e degli insetti, le indicazione positive fornite dall’alleanza con microrganismi benefici per la pianta mostra una totale inversione della rotta. Sarà necessario continuare la sperimentazione per mettere a punto il protocollo applicativo e agire sulla sensibilità degli agricoltori per informarli sulle possibilità di uso delle nuove conoscenze della microbiologia della pianta.

Fonte http://www.slowfood.it/.